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I REPUBBLICANI AL CENTRO DEL CAMBIAMENTO

gennaio 13, 2011

I REPUBBLICANI AL CENTRO DEL CAMBIAMENTO In una situazione politica finalmente in movimento e con molti aspetti di novità si comincia ad intravedere un nuovo orizzonte ricco di potenzialità: si consolidano così le fondamenta per un percorso unitario dei repubblicani su una piattaforma politica finalmente condivisa; si può *dare un contributo alla elaborazione di un progetto politico nuovo, che guardi oltre gli assetti dell’ultimo decennio, svincolato da una logica bipolare che hacostret … Read More

via Federazione de “I Repubblicani”

Il futuro dei Repubblicani

settembre 26, 2008
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Di Paolo Arsèna

Qual’è il futuro dei repubblicani?

Ognuno può dare la risposta che vuole, ce ne sono tante d’altronde.
Noi ce la siamo data però partendo da un presupposto forte, perché a suo modo oggettivo, e per questo capace di essere meno dispersivo di altri.
Il futuro dei repubblicani risiede nella loro funzione storica, e nella loro natura politico-ideale.

La funzione storica è quella dei pionieri.
Repubblicani in tempi di monarchia, democratici antifascisti in tempi di dittatura. Minoranza illuminata in tempi di culture di massa. Quello repubblicano è stato, sempre, un movimento anticipatore; controcorrente non tanto nella facciata, quanto nella sostanza.
Oggi crediamo che questa linfa, vitale per noi e indispensabile per il Paese, debba muoversi contro l’assetto esistente. Non per partito preso, ma perché riteniamo che sia inadeguato a dare risposte all’Italia di oggi, e perché lo vediamo costruito molto male, in mano alle persone sbagliate.
L’Italia non può continuare ad essere gestita da da una destra figlia del fascismo che si affida all’onnipotenza di un plutocrate, e da un personale di sinistra che deve ancora recuperare terreno sulle proprie matrici culturali (siano esse marxiste o cattolico-clericali).
L’Italia attuale è il risultato di un grande equivoco per cui una sinistra para-socialista e cattolico-sociale si spaccia per “democratica”, e una destra animata da idee egoistiche e particolaristiche, si accredita come “liberale”. Né i Ds, né i catto-clericali possono definirsi “democratici”. Né Berlusconi, né i leghisti xenofobi, né la destra aennina (figlia diretta di Giorgio Almirante), possono definirsi “liberali”.
Questo è possibile solo in un Paese in cui la cultura liberale e democratica è sempre stata minoritaria, direi inesistente se guardiamo ai grandi numeri.
Se il terreno della liberaldemocrazia resta sguarnito, ogni fazione potrà continuare a parlare a vanvera della propria identità.
Naturalmente si parla di identità, ma si traduce tutto in proposta politica. Siamo convinti che la cultura autenticamente democratica e liberale abbia gli strumenti giusti, le credenziali per leggere la modernità, per offrire al Paese una via di progresso, per guarire le cancrene che lo azzoppano. Cancrene non a caso maturate sotto l’egemonia del marxismo, del cattolicesimo, del fascismo. Cancrene spesso assenti nell’Europa avanzata, dove la liberaldemocrazia è una componente importante dell’arco politico. Continua a leggere…

Sbarbati e le tessere ombra su Panorama

novembre 11, 2007

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